I rialzi dei tassi della Fed. Finiti.

Un sondaggio di Bank of America, condotto ad inizio aprile, afferma che oltre la metà degli operatori finanziari intervistati ritiene chiuso il ciclo di rialzi dei tassi della Fed (9 rialzi dal 2015 ad oggi).

Il sondaggio, condotto mensilmente da BofA su un campione di 187 manager (con oltre 540 miliardi di dollari in gestione complessivi), indica che nello scorso aprile la percentuale di coloro i quali pensano che non ci sia più spazio per i rialzi dei tassi della Fed è salità al 53%. A marzo il dato era fermo a poco meno del 40%.

Risultati che trovano conferme nelle previsioni del CME sulle future scelte del FOMC. Nelle ultime rilevazioni la probabilità di un rialzo dei tassi da qui a gennaio 2020 è ferma a 0, con una probabilità – in risalita – al 57% di un possibile taglio dei tassi il prossimo gennaio. Una FED ferma sugli attuali livelli per tutto il 2019 raccoglie percentuali di probabilità ampiamente superiori al 50%.

L’effetto sui prezzi dell’obbligazionario si è già fatto sentire con il rendimento dei Treasury a 10 anni scesi sensibilmente dal picco di novembre 2018 (3,24% contro l’attuale 2,55%). Ma la frenata alle politiche monetarie restrittive non è solo statunitense. Vengono in mente i problemi dell’eurozona e la grana Brexit (entrambe le banche centrali rimangono attendiste); oppure il Giappone che persevera su tassi negativi. A guardare, ad esempio, l’andamento di uno tra i più citati Etf che replicano un paniere globale di obbligazioni corporate (Ishare Global Corporate), si nota come, dal fatidico novembre del 2018, ci sia stato un rialzo dei corsi di oltre il 5% (nello stesso periodo un etf sull’azionario mondiale, l’HSBC MSCI World, ha messo a segno un +7% circa).

Andamento dei rendimenti del Treasury a 10 anni da giugno 2018 ad oggi – fonte grafico: fred.stlouis.org
Andamento di Ishare Global Corporate (in nero) e HSBC MSCI World (etf azionario, in blu) da fine ottobre 2018 – Fonte: investing.com

Il riaccendersi della questione sui dazi cinesi potrebbe innescare un’ulteriore accelerazione dei corsi obbligazionari, con gli investitori che, almeno nel breve periodo, si posizionerebbero sulla modalità risk-off, in attesa di sviluppi sulla questione e di conferme sulla robustezza della crescita USA.

Image by Florian Pircher from Pixabay

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