Capitalizzazione di mercato e PIL. I mercati azionari stanno per scoppiare?

Tra le varie analisi che vengono condotte, periodicamente, per cercare di capire lo stato di salute dei mercati finanziari, ce n’è una che mette in relazione capitalizzazione di mercato e PIL. La capitalizzazione di mercato è sostanzialmente il valore complessivo delle azioni quotate all’interno di un mercato. La capitalizzazione di ogni società quotata è data dal prodotto del prezzo di una azione per il numero di azioni emesse e quotate, escluse quelle possedute da enti governativi, assicurazioni, fondi di investimento e società che hanno come business quello di possedere partecipazioni in altre società. La somma delle capitalizzazioni delle società quotate in un mercato ci restituisce la capitalizzazione totale di quel mercato finanziario. Il PIL è, come sappiamo, la ricchezza prodotta da un paese. La formula tradizionale di calcolo prevede la somma di consumi privati, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette (ossia esportazione meno importazioni). Molto spesso, per analizzare lo stato del mercato azionario, si ricorre al rapporto tra capitalizzazione di mercato delle aziende domestiche e prodotto interno lordo. Più questo rapporto, espresso in percentuale, tende alla parità (100%) e più le quotazioni azionarie sono correttamente valutate. Se il rapporto scende sotto il 100% il mercato azionario tende ad essere considerato sottovalutato, viceversa valori sopra il 100% rappresentano una situazione di sopravvalutazione delle azioni. La media storica del mercato azionario americano (50%) viene considerata come una sorta di resistenza, un livello di sottovalutazione. Il rapporto tra capitalizzazione di mercato e PIl viene anche chiamato Buffett Indicator. Proprio Warren Buffett, infatti, lo ha indicato come uno dei metodi più efficaci per avere un’istantanea attendibile sulla situazione dei mercati azionari. Ed in effetti, negli ultimi decenni, il Buffett Indicator ha intersecato i suoi picchi con i momenti di storno dei mercati internazionali (2000 e 2008 su tutti). Lo si può vedere bene nel grafico che rappresenta la situazione per l’intero globo e per gli Stati Uniti e che si basa sui dati della Banca Mondiale.  

Fonte:  https://data.worldbank.org Stock Market Capitalization to GDP for World

Il grafico arriva fino al 2017, anno nel quale il rapporto tra capitalizzazione e PIl ha raggiunto quota 112,57% per l’azionario mondiale (165% per gli USA); un valore che, per la maggioranza degli analisti, indica un livello di sopravvalutazione. Nel 2000 – alla vigilia del crollo dell’azionario – l’indice segnava un rapporto del 116% (152% per gli USA). Anche questo indicatore sembra confermare, qualora ce ne fosse stato bisogno, che la lunga fase di salita dei mercati azionari sta raggiungendo l’ultimo chilometro. Non essendo un oracolo, il Buffet Indicator ci suggerisce il clima presente sui mercati, mettendoci in guardia sulla presenza di una generale sopravvalutazione dell’azionario. Nulla può dirci sulla rimanente durata del trend rialzista né indicarci una zona di rottura abbastanza precisa.
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