Inflazione USA. Ora il pericolo viene dai dazi?

L’inflazione è il tema centrale di questo primo trimestre del 2018. Dopo l’exploit di gennaio dei salari, negli Stati Uniti si è temuto una fiammata sui prezzi al consumo tale da far traballare il piano a 3 rialzi ideato dalla Fed per quest’anno.

Le cose in finanza sembrano cambiare molto in fretta. L’ultimo report sul mondo del lavoro ha evidenziato un incremento dei salari di molto inferiore alle attese e ben lontano dal picco fatto segnare in gennaio.  La crescita del salario orario su base annua è ora fissata ad un +2,6%, due decimali sotto la rilevazione precedente. Tutto questo nonostante l’occupazione continui a procedere in rialzo.

La notizia è stata festeggiata venerdì scorso da Wall Street con una seduta in nero e con il Dow balzato di 350 punti. Domani arriveranno i tanto attesi dati dell’inflazione che, a questo punto, è vista in leggero aumento (0,2% su base mensile) ma distante dal livello di gennaio.

Se, salvo sorprese, sul fronte macroeconomico sembra scongiurato un surriscaldamento improvviso dei prezzi, ben diversa è la situazione vista alla luce della possibile guerriglia commerciale tra Stati Uniti e resto del mondo (Europa in testa).  I dazi studiati dall’amministrazione Trump rischiano di incidere sull’andamento dei prezzi al consumo e questo potrebbe mandare all’aria tutto quanto detto sopra.

Come possono influire i dazi sull’inflazione? Innanzitutto attraverso l’aumento del costo della materia prima. Pensate a tutti i prodotti che vengono realizzati con l’impiego di alluminio ed acciaio (dalle lattine di birra alle automobili passando per gli elettrodomestici). Occorre ricordare che, al di la del pretesto “sicurezza nazionale”, l’obiettivo principale dei dazi di Trump è quello di far salire il prezzo di acciaio ed alluminio per renderne più profittevole il settore e – di conseguenza – creare nuovi posti di lavoro.

Oltre all’effetto diretto bisogna poi mettere in conto le contromosse che gli stati colpiti dai dazi potrebbero mettere in atto. L’Unione Europea dice di aver già predisposto una lista di prodotti da colpire. A tutto ciò gli Stati Uniti potrebbero replicare con ulteriori dazi che, in ultima istanza, andrebbero a ripercuotersi ulteriormente sui prezzi.

Dalla calma riconquistata in questi giorni, i mercati – annusato il pericolo – potrebbero ripiombare nell’ansia, con conseguenze tutte da verificare. Proprio vero, in finanza le cose cambiano in fretta.

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